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VINLAND Dopo tanto autoerotismo, l'autoironia è fondamentale.
Siamo tutti Cryptologi
post pubblicato in Cultura...mah, il 30 dicembre 2007





Classico regalo di Natale. L'ultimo libro di Dan Brown. Questa volta si intitola Crypto ed ha sulla copertina celeste l'immagine di un qualcosa che potrebbe essere una cassaforte o l'ingresso di un sottomarino.

Quando ho in mano un libro di Dan Brown sono sempre combattuto fra due fronti. Da una parte c'è il Cosimo di letture raffinate od il Cosimo che si interessa di Letteratura Alto Medievale che scuotono il capo schifati avvolti nella loro sciarpa regimental, dall'altra c'è il Cosimo che odia gli intellettualismi ed i professoroni, e tutti quelli che pensano che un libro per essere di qualità deve vendere tre copie.

E poi uno dei miei sogni è assistere ad una lettura pubblica di Andrea De Carlo e nascondermi nello sgabuzzino a leggere Cento colpi di spazzola di Melissa P, una cagata solamente per fargli dispetto (ma perchè la presunta autrice non si vede più in TV? era così bellina).

Ma torniamo a noi... le vacanze, il tempo, la voglia di spengere il cervello.. leggo il libro e vaffanculo.

Trama del libro

Tankado, o come cavolo si chiama, è un genio dell'informatica handicappato che lavora per la NSA. Lascia l'agenzia in contrasto con la linea di questa che vuole avere la possibilità di accedere impunentemente a qualsiasi comunicazione di privati cittadini nel mondo.
Crea allora un programma che genera codici indecifrabili anche per i potentissimi mezzi della NSA e minaccia di diffonderlo se l'Agenzia non fa pubblica ammenda del suo ruolo di Grande Fratello sul mondo.
Poi Tankado muore, ma il codice è ancora in giro. Se si diffonde non si avranno più i mezzi per intercettare le comunicazioni di terroristi e criminali.
Ci penseranno Susan, fighissima genio dell'informatica (avete mai visto una donna guardabile che si interessa di computer?) e David, docente di linguistica che insegue il codice fra le vie di Siviglia.
Un sacco di gente muore, ma all'ultimo secondo tutto si risolve per geniali intuizioni dei protagonisti.

Commento

Dan Brown è come la cioccolata per gli obesi. La divori di nascosto ed a ogni morso ti senti pieno di sensi di colpa pur non riuscendo a smettere. Mentre leggevo Crypto spesso mi colpivano alcune incongruenze, caratterizzazioni dei personaggi un po' sempliciotta ed una struttura che nel complesso non regge la storia più di tanto. Ma Brown riesce nell'intreccio e nell'ambientazione a mettere una ansia mortale nel lettore che deve per forza arrivare a capire quel particolare che viene lasciato in sospeso. In pratica il caso misterioso che è il cardine della storia è contornato da altri misteri secondari distribuiti scientificamente nei capitoli, e che non fanno mai abbassare il grado di intensità del racconto. (perchè c'è stato quel silenzio? cosa significa quel segno? E' stato veramente lui a farlo? ecc.. ecc..). La tecnica è vecchia come il cucco, ma all'autore riesce maledettamente bene. 
Ma basta con i complimenti. Chi ha letto gli altri libri di Brown si sarà sicuramente accorto che viene usato sempre lo stesso schema.
Coppia di protagonisti di cui LEI è una bellissima professionista innamorata del suo lavoro, decisa e risoluta, e LUI è un docente universitario che dalla sua tranquilla esistenza nelle università della East Coast viene catapultato in una sistuazione di pericolo estremo cavandosela egregiamente.
Sempre e dico sempre e sottolineo sempre, la storia finisce con loro che scopano.
Il cattivo.. non ve lo dico, ma se avete letto Angeli e Demoni la presentazione del personaggio è più o meno identica e lo individuerete in 3 secondi.

Pillole

Gran parte del romanzo è ambientato a Siviglia, dove David è coinvolto in un roccambolesco inseguimento del codice (che è impresso su di un anello) fra prostitute, punk aereoporti e chiese.
Dan Brown pare avere una pessima impressione della Spagna. Se per Parigi, Londra e Roma (descritte in altri libri) ci sono state descrizioni normali o che mettevano in luce le bellezze artistiche ed architettoniche delle città, la Spagna di Dan Brown è un luogo sporco, malfamato e bigotto. Un ospedale spagnolo è rappresentato come un ospedale di Gaza. La Polizia è corrotta e non esita a chiudere un occhio se in cambio le si offre una notte di sesso, ed a quando pare quando a Siviglia suonano le campane tutti escono di casa all'unisono e riempono le vie che non è possibile lasciare la città, anche se si ha un killer spietato alle spalle.

Veronica, ma quante ve le devono dire 'sti ammerigani?




permalink | inviato da vinland il 30/12/2007 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Fra Roma e l'Abissinia
post pubblicato in Cultura...mah, il 10 ottobre 2007




In queste giornate di affanni, primarie, studio ed università mi sono preso il tempo di leggere il primo numero del nuovo albo della Sergio Bonelli Editore "Volto Nascosto".

Si tratta di una miniserie, sulla scia dell'ottimo Brad Barron, che si esaurirà in 14 numeri.
L'ambientazione è accattivante. Non più un desolato pianeta post catastrofe come in Brad Barron, non più la Londra di Dylan Dog od il West di Tex o Magico Vento.
L'ambientazione è vicina alla nostra storia come mai nessun autore italiano ha mai osato (forse solo qualche volta Hugo Pratt): fra i deserti dell'Etiopia e Roma, alla fine del XIX Secolo, nella prima fase coloniale dell'Italia.
I protagonosti sono Volto Nascosto, misterioso guerriero alla guida di una banda di predoni proveniente dalle diverse regioni africane ed Ugo Pastore, giovane romano rappresentante di commercio, acuto di cervello e veloce con la pistola.
Il primo numero è stata una piacevolissima sorpresa.
I miei complimenti all'autore Gianfranco Mandredi, ed allo staff di Magico Vento per un fumetto che alla prima impressione mi è sembrato di ottima qualità, come se ne vedono pochi oramai.
Aspetto con ansia il numero di Novembre.




permalink | inviato da vinland il 10/10/2007 alle 23:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Un pensiero per il 25 Aprile
post pubblicato in Cultura...mah, il 25 aprile 2007
Indistintamente appellar si debbe, ogni governo in cui chi è preposto all'esecusione delle leggi può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle od anche soltanto deluderle, con sicurezza di impunità.
E quindi o questo infrangi-legge sia ereditario o sia elettivo, usurpatore o legittimo, buono o tristo, uno o molti, ad ogni modo chiunque ha una forza effettiva che basti a ciò fare, è tiranno, ogni società che lo ammette è tirannide, ogni popolo che lo accetta è schiavo.

Vittorio Alfieri, Tirannide.




permalink | inviato da il 25/4/2007 alle 19:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Contro Ratzinger.. Etsi Deus daretur
post pubblicato in Cultura...mah, il 13 marzo 2007


Chi si aspetta una lettura leggera od un libello anticlericale rimarrà deluso. Il libro, la cui lettura consiglio a tutti, analizza il papa-pensiero, utilizzando come strumento le citazioni di Ratzinger stesso  od i suoi scritti precedenti all'elezione al soglio di Pietro. La forma è antica, ma originale: un pamphlet. L'anonimato dell'autore contribuisce a creare attorno al testo un clima settecentesco decisamente consono alla lettura (anche se sinceramente credo che l'anonimato, unito alle indiscrezioni su un autore molto interno ai palazzi papalini, non siano che una efficace mossa pubblicitaria)

Il prologo è da incorniciare. Racconta una ipotetica teocrazia del futuro che si istaura dopo la vittoria del Si ad un Referendum sull'esistenza o meno di Dio. O meglio sulla domanda "Vuoi che Dio esiste?"
Una vittoria solo apparente per la Chiesa di Roma che ben presto si ritorcerà contro.

Segue un viaggio nella vita del romano pontefice, nella sua infanzia ed adolescenza (senza tirar fuori l'abusata giovinezza nazista) e soprattuto nella sua attività di inquisitore nei bei tempi in cui era Presidente della Congregazione della Fede. L'elenco delle condanne di Ratzinger è alquanto signitivo e può fornire molti spunti per una analisi della sua attività attuale.

Per quanto riguada la teologia ratzingeriana si contesta al papa un colossale errore di metodo: Ratzinger parla di fede con i stessi meccanismi della ragione, la sua argomentazione e la critica alla modernità non si basa mai su una confutazione della tesi opposta, ma su una elencazione storica, in poche parole, usa un espediente retorico banale per sviare la discussione.

Fare appello alla ragione (e non alla fede) per negarne, la forza. Fare appello all'argomentazione razionale come strumento di persuasione irrazionale

Come il suo predecessore vede l'illumismo ed il relativismo come quei filoni di pensiero che hanno aperto la strada alle tragedie del 900, nazismo e comunismo in testa. Bisogna quindi rinunciare a queste linee di pensiero non tanto perchè questo siano, di per se stesse, sbagliate. Ma perchè all'uomo conviene che non esistano. La sostanza della critica alla modernità sarebbe: "Ritornate a credere in Dio od altrimenti starete peggio".

P.S.

Vi stupirò ma voglio dichiarare tutta la mia simpatia per il vecchio Josef. Poco amato dagli amici, perennemente nell'ombra dell'ingombrante predecessore.
Lo trovo simpatico perchè so quello che pensa. Credo più o meno così:
"Era facile per il polacco andare a fare il simpatico per il mondo, a sentire Bob Dylan od a sciare con Pertini, mentre io me ne restavo a Roma a fare la parte del tedesco cattivo."

Questo per dire che Ratzinger non è tanto più conservatore di Wojtila. Ma ne prosegue fedelmente l'opera.
Non c'è stata aternanza fra una Chiesa "riformatrice" wojtiliana ed una Chiesa conservatrice del papa attuale.
Semplicente perchè, a quel livello, una Chiesa riformatrice non esiste e non è mai esistita.



permalink | inviato da il 13/3/2007 alle 1:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
L'Asino.
post pubblicato in Cultura...mah, il 20 febbraio 2007
E' il popolo umile, oppresso e bastonato.

Giosuè, poeta moderno e grande, non ramingo, affamato, ospite di caprai, come l'antico Omero; ma (ohimè!) commendatore lucido e rotondetto nelle corti e tra i ben nutriti, maravigliato dal mio guardare attonito chiesemi con dolcissimo suono di rime:

Oltre la siepe, o antico paziente,
de l'odoroso biancospino fiorito,
che guardi tra i sambuchi a l'oriente
con l'accesa pupilla inumidita?"
Io non guardo all'oriente, o poeta, ma guardo al mondo che è del tutto...disorientato.
Guardo a questa matta popolazione di asini divisa in due categorie:
Gli asini da soma; e gli asini d'oro,
I primi vanno ai campi; i secondi stanno alla greppia.
I primi portano la farina; i secondi...la mangiano!
Guardo al fenomeno curioso, e ne penso la causa: perché tutto ciò?
Perché i primi hanno il basto; e i secondi...il bastone.
Oh vivaddio...basta!Io, nato fra gli asini da soma, non
Penso l'ardente Arabia e i padiglioni di Giob,
ma penso, per Giobbe! che è ora di finirla, e col primo vagito mando un raglio di ribellione:
compagni di fatica! sprangate a calci a destra, a sinistra...e al centro!
Buttate il basto! e frantumate il bastone!
Per tutti la fatica! per tutti la farina!




permalink | inviato da il 20/2/2007 alle 12:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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