Blog: http://VINLAND.ilcannocchiale.it

Testimonianze

Torno a Siena di corsa, dopo una giornata passata fra ritrovi familiari, cazzi e mazzi. Ho fretta accidenti.
Non si trova parcheggio, maledetto shopping natalizio. Ho fretta. Lascio la macchina orrendamento in divieto di sosta a Porta Tufi e corro verso il Duomo.

A Siena arriva Gianni Letta, la faccia buona del governo Berlusconi, il deus ex machina amato da destra e da sinistra, il grande mediatore, il factotum di Berlusconi, il papabile candiato alla presidenza della repubblica. O più semplicemente l'uomo che regge le fila di un governo di nani e ballerine, e sul locale, il vate politico del nostro Rettore, l'uomo che ha dato il placet di Roma alla distruzione della nostra Università. Arriva a Siena a ritirare un premio per il giornalismo, con la faccia di culo di un esponente di primo piano di un governo che ha appena varato provvedimenti che uccidono l'università, che tranquillamente arriva in pompa magna in una città universitaria.

Arrivo in ritardo io, arriva in ritardo anche Gianni Letta. Alla faccia della crisi economica a bordo di una Maserati, che ho il vago sospetto di aver anche io contribuito a pagare. 
Ci pisciano in testa e dicono che piove.

Piazza Duomo è cinta da transenne. Faccio il conto di poliziotti e carabinieri. Sono una quarantina a guardarci dall'altra parte delle transenne. In tenuta anti sommossa con la sciarpa calata sul volto, il casco e la mano sul manganello. 

Chiediamo libertà e ci danno polizia.

Trovo subito le faccie che da mesi condividono con me una battaglia che sta cambiando il volto della nostra generazione e che sta attraversando questo paese nonostante i blocchi della polizia, nonostante le provocazioni dei fascisti, nonostante le minaccie più o meno esplicite, nonostante la censura degli organi di informazione.

Siamo tanti anche oggi, anche se è festa, anche se è freddo. La polizia fa entrare signore in pelliccie anni 80 e chiunque sorpassi i 30 anni e non ha la barba lunga. Io ho la faccia da ragazzino e non mi sono rasato. Resto fuori. E' una cerimonia pubblica, fatta eccezione per gli studenti.

Da fuori urliamo la nostra rabbia. Urliamo più che possiamo, anche se sappiamo che da dentro probabilmente nessuno ci sente. Mentre urliamo arriva la notizia che una precaria entrata nonostante le maglie della polizia ha letto un documento contro la 133 ed ha esposto il nostro striscione. Letta non sa rispondere se non con la solita solfa degli studenti disinformati e strumentalizzati della sinistra, dai sindacati ecc.. Mancava il complotto demo-pluto-giudaico e l'Impero Intergalattico.

Parlo con chi mi sta accanto di cosa stiamo facendo oggi, di quello che abbiamo fatto, di quello che dobremo fare quando ad un tratto sento delle urla. Mi volto di scatto e 
vedo gli uomini con il manganello  ed il casco che oltrepassano le transenne. Di fronte a loro ragazzi e ragazze a mani alzate. Gli uomini con il manganello spingono e provocano. Sono vicinissimo alle loro facce arrabbiate. Faccio in tempo a dire alla ragazza che ho accanto di allontarsi di corsa. Mi assicuro che si sia allontanata quando vedo un uomo con il manganello correre verso i ragazzi con le mani alzate ed iniziare a colpire. Vedo chiaramente una manganellata nel volto di un ragazzo, e l'uomo che ad un cenno della sua dirigente si allontana dalla mischia. Successivamente altri ragazzi vengono colpiti 
Cerco di accendere la macchina fotografica che tengo in tasca. Non faccio in tempo.

Sento esplodere in me la rabbia. E' la rabbia di chi si sente attacato e leso nei suoi diritti fondamentali. Mi espongo dalle transenne, mostro le mani agli uomini con il manganello. - Basta, siamo a mani nude, cazzo - 
Mi sgolo fino a perdere la voce, hanno cercato lo scontro, hanno usato il manganello contro dei ragazzi a mani alzate. Contro delle donne. Quelle manganellate è come fossero piovute sulla testa di tutti.
Dopo un po' Letta poi è uscito. Troppo scortato e troppo velocemente per rendersi conto delle nostre urla  a bordo della Mesarati che se ne è andata via sfrecciando contromano per le vie di una città che, da anni, non vedeva sulle sue strade questa violenza.

Adesso sono qua a casa alle 2 di notte a battere sulla tastiera. La rabbia adesso è più lucida ma ugualmente intensa. E' la rabbia dell'impotenza che ti prende allo stomaco. Penso alle facce dei miei compagni che a volto scoperto ed a mani nude hanno subito una aggressione vile ed inconcepibile. Sono le stesse facce di coloro che ho sentito mille volte parlare in assemblea, di coloro che hanno difeso con me la nostra università, di coloro che aggiornano questo blog in cui mi sto sfogando. Loro sono ricoscibili, loro mettono la faccia in quello che fanno. Chi li ha manganellati senza preoccuparsi di niente non lo sapremo mai. Chi gestisce chi manganella si nasconderà dietro barriere fatte di menzogne e frasi di circostanza. E staserà sarà più difficile addormentarsi con serenità.

Pubblicato il 9/12/2008 alle 2.39 nella rubrica Università.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web